Kobe Bryant ha saputo scrivere alcune tra le migliori pagine della storia del basket

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LOS ANGELES - MARCH 17: Quentin Richardson #3 of the Los Angeles Clippers is defended by Kobe Bryant #8 of the Los Angeles Lakers during the game at Staples Center on March 17, 2004 in Los Angeles, California. The Lakers won 106-103. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and/or using this Photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Kobe Bryant è stato un vero campione che ha saputo scrivere alcune tra le migliori pagine della storia del basket. Le ha scritte grazie al suo talento, alla sua voglia di vincere, alla sua grinta sportiva e, ultimo ma non meno importante, alla sua forte personalità.

La scrittura è un’arte riservata a pochi. Non basta avere qualcosa da dire ma bisogna riuscire ad arrivare al cuore della gente. Comunicare un’emozione è un privilegio che riesce una volta ogni tanto ma, quando succede, è magia!

Kobe Bryant la sua magia la faceva ogni volta che scendeva in campo. Ogni volta che, tra un tiro e una difesa, riusciva ad emozionare ed emozionarsi.

Il mio Kobe. L’amico diventato leggenda

L’Italia, e in particolar modo Reggio Emilia, è strettamente legata a Kobe Bryant. Non a caso è proprio qui che verrà presentato il libro su Kobe Bryant. Un libro che vuole essere un omaggio a lui e, al tempo stesso, l’occasione per raccontare quanta umanità ci fosse in quel campione che per molti era una stella nell’Olimpo dell’NBA. Una stella inarrivabile che, invece, è riuscita a lasciare molto nel cuore di molti.

Il libro “Il mio Kobe. L’amico diventato leggenda” racconta proprio il lato della medaglia più nascosto ma, forse, più vero.

Il libro è stato scritto da Christopher Goldman Ward, un amico d’infanzia di Kobe Bryant. Un’amicizia nata durante il periodo di permanenza in Italia di Kobe; negli anni in cui non era ancora un campione assoluto ma in cui, comunque, già si intravedevano le sue qualità umane, oltre che sportive.

Una leggenda agli albori, insomma… Anche se, che fosse una leggenda, era già innegabile.

Kobe deve il suo nome alla pregiata qualità di carne bovina che i genitori mangiarono in un ristorante poco prima della sua nascita. Visse in Italia tra i 6 ed i 13 anni, prima di trasferirsi negli Stati Uniti per giocare nell’NBA.

Kobe Bryant attore

Il grande carisma di Kobe, in campo e fuori, lo rese universalmente considerato come star. La sua fama uscì dal mondo del basket e si riversò in diversi campi, primo tra tutti quello del cinema.

Vinse l’Oscar recitando in Dear Basketball e fece diverse apparizioni sia cinematografiche che televisive. La sua carriera iniziò nel 1996, con la serie televisiva Moesha.

Nel 2008 Spike Lee realizzò un film-documentario a lui dedicato: Kobe Doin’ Work.

Nel 2010 recitò in episodio nella celebre serie Modern Family, mentre nel 2012 recitò nel film Io sono Bruce Lee, dedicato alla leggenda delle arti marziali.

Un destino da star, insomma… Un destino che, però, si rivelò alquanto crudele.

L’incidente in cui perse la vita Kobe Bryan

Forse il destino delle stelle è quello bruciare in cielo per lasciare una scia indelebile nella memoria di tutti. La tragica fine di Kobe ha davvero colpito il cuore di molta gente, non solo di chi seguiva la sua brillante carriera sportiva.

Il 26 gennaio 2020 Kobe Bryant, in compagnia della figlia tredicenne Gianna e di altre sette persone, decollò dall’aeroporto della Contea di Orange-John Wayne, in California, a bordo di un suo elicottero privato.

Purtroppo, il velivolo, molto probabilmente a causa della fitta nebbia, precipitò poco dopo prendendo fuoco. Nonostante il tempestivo intervento dei vigili del fuoco della contea di Los Angeles, tutti i passeggeri persero la vita.

Una tragica fine che non riuscirà mai, però, a cancellare la grandezza di Kobe.

Il libro su Kobe Bryant

La memoria di Kobe è scritta in modo indelebile nel cuore di molti. Compagni di squadra, famigliari, tifosi, amici…

Ed è proprio un suo grande amico di infanzia, Christopher Goldman Ward, ad aver scritto un libro per raccontare i sentimenti e le emozioni che stavano dietro la grande leggenda del basket. Un libro catartico e liberatorio con cui Wark ha voluto ringraziare tutti quanti hanno saputo dimostrare una certa vicinanza nei suoi confronti nel momento della tragica scomparsa di Kobe.

Un libro scritto per sentirsi meno solo, per sopperire al dolore con l’amore per un amico perso ma, a modo suo, sempre presente.

In “Il mio Kobe. L’amico diventato leggenda” non troveremo statistiche sportive o descrizioni di gioco. Ci saranno invece parole dedicate al suo lato più umano.

In un passo molto toccante Christopher Goldman Ward scrive:

«Prima di essere un campione osannato in tutto il mondo, Kobe era un bambino come siamo stati tutti noi. C’è un momento in cui siamo tutti alla pari, allo stesso punto di partenza. C’è un momento nella nostra vita in cui ognuno di noi è Kobe.»

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