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Angeli e Demoni – Il caso:«Bambine strappate alla mamma condannata con false prove»

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Angeli e Demoni – Il caso:«Bambine strappate alla mamma condannata con false prove»

Un altro clamoroso caso che di diritto entra nella bufera di “Angeli e demoni”.

Dal vaso di Pandora scoperchiato dall’inchiesta dei Carabinieri e della Procura di Reggio Emilia continuano ad emergere storie di soprusi, ingiustizie e interessi ai danni di famiglie fragili, sempre con l’intento di allontanare i bambini da casa e farli adottare a persone vicine e amiche. Il caso che raccontiamo qui, a dir poco clamoroso, risale al 2006, riguarda  una psicologa e oggi viene riaperto dall’avvocato Francesco Miraglia, cassazionista modenese fra i maggiori esperti in diritto dei minori .
«Dopo aver tolto a una donna marocchina le figlie, accusando la stessa di averle abusate e di averle fatte prostituire, ha adottato lei stessa, single,  una delle bambine – rivela Miraglia – L’altra sarebbe stata adottata da una famiglia che abita a due isolati di distanza da lei» .
L’avvocato Miraglia dalla trasmissione Chi l’Ha Visto su Rai Tre, punta il dito sulla dottoressa Valeria Donati: «Anche questa storia grida giustizia: inizia nel 2006, quando una donna di origine marocchina, sposata a un uomo italiano, arriva al pronto soccorso con le sue bambine (avute da un precedente matrimonio con un uomo marocchino) di 8 e 5 anni.
Il marito le ha picchiate e i medici riscontrano nella più grande dei segni sul collo, alla piccina delle ecchimosi alla fronte e a un ginocchio. Trattandosi di bambine maltrattate, i medici sono scrupolosi e controllano anche altro: la cartella clinica riporta per entrambe “genitali intatti». Una dicitura «importantissima», alla luce dell’incubo in cui cadrà successivamente donna.
«Le figlie le vengono tolte – racconta l’avvocato Miraglia – e alloggiate, la più grande presso una famiglia, la piccola nella comunità Cenacolo Francescano di Reggio».
Miraglia prosegue: «La madre chiede di riaverle con sé e quando diventa insistente (siamo nel 2009) l’assistente sociale del Comune di Reggio Emilia e la Dott.ssa Valeria Donati bloccano tutto, sospendono gli incontri protetti madre e figlie asserendo all’Autorità giudiziaria che le bambine avevano paura di incontrare la mamma e che addirittura, le stesse, avrebbero riferito che la mamma le costringeva a prostituirsi».

«Dopo quattro anni?» sottolinea il legale «Se lo sono ricordato dopo quattro anni? Ma se alla visita del 2006 era risultato che non avessero lesioni riconducibili ad abusi di natura sessuale! E fino a quando la mamma non aveva richiesto con forza il rientro delle figlie a casa, nessuno ha mai parlato o fatto riferimento ad abusi sessuali o ad altri abusi».
Successivamente, nel 2010 «un medico legale, addirittura e solo attraverso dei ragionamenti logici, sosteneva che probabilmente le bambine erano state oggetto di abusi sessuali. Di fatto, confermava la versione della dottoressa Donati e dell’assistente sociale».
Tutto si conclude con una condanna da scontare, a carico di questa mamma, di 6 anni e 8 mesi di reclusione.
Ma ancora più clamoroso è il seguito della vicenda.
«Innanzitutto la bambina più piccola viene adottata dalla psicologa Donati che, dopo aver “accusato” la madre, ha pure gestito il caso.

La maggiore sarebbe stata adottata, invece, da una coppia che abita a pochi metri di distanza dalla residenza della psicologa. Ma entrambe le adozioni sono state decretate pur avendo le bambine un padre, che non è mai stato contattato e messo al corrente della loro adottabilità».
Che anzia, quando lo ha saputo, si è appellato chiedendo di annullare le adozioni, ma la sua richiesta è stata respinta. «Siamo di fronte a una serie di abusi verso questi genitori e di palesi, conclamate irregolarità, che hanno dell’incredibile», conclude l’avvocato Miraglia.
Alla luce di quanto sta emergendo dall’inchiesta, «sarà adita immediatamente l’autorità giudiziaria, non solo per chiedere la revocatoria della sua condanna penale, ma anche per fare chiarezza su eventuali intrecci, connivenze e conflitti di interessi tra assistenti sociali, coordinatrice, CAB, Cenacolo Francescano e Tribunale per i Minorenni».
La dottoressa Donati, il cui nome ricorre nell’inchiesta Veleno sui casi di false accuse e affidi illegali nella Bassa Modenese, è al centro della vicenda di Anna Giulia Camparini, strappata ormai molti anni fa ai suoi genitori.  
Donati, prima psicologa dell’Asl di Modena, successivamente è diventata responsabile del CAB (Centro Aiuto al Bambino – Cenacolo Francescano), che ospita bambini successivamente dati in affidamento e adozione.
L’avvocato Miraglia, che tutela i coniugi Camparini, chiede dunque di riaprire anche il caso di Anna Giulia, vittima con i suoi genitori «di una serie di errori clamorosi ammessi da tutti, dai Servizi sociali come dal Pubblico ministero, che si era persino opposto al decreto di adottabilità, tranne che dal Tribunale dei minorenni di Bologna».

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