Ars Canusina, da tutta Italia per incontrare le maestre del ricamo tipico reggiano

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«Far conoscere l’Ars canusina e l’intuizione straordinaria che sta dietro alla sua storia». E’ la missione che il ’Consorzio Ars Canusina’ di Casina porta avanti fin dalla sua istituzione, nel 2007.

Da allora l’associazione promuove il pregiato artigianato artistico ispirato allo stile romanico reggiano insieme alla ricerca, alla divulgazione, al recupero delle tradizioni socio-culturali e la valorizzazione di una identità culturale specifica del territorio a salvaguardia della preziosa eredità consegnata da Maria Del-Rio, ideatrice dell’Ars canusina.

Dusca Bonini, 57 anni, operatore socio sanitario di professione, è una delle maestre di ricamo canusino che lavora affinchè la tradizionale idea estetica reggiana, risalente ai primi del Novecento non venga accantonata o peggio ancora, dimenticata.
«Tutto nacque dall’eperienza del manicomio San Lazzaro qui a Reggio Emilia – racconta Dusca – uno dei più importanti di tutto il Regno d’Italia.

Negli anni venti proprio in questa struttura fu fondata la Colonia Scuola “Antonio Marro” il cui obiettivo era il recupero di bambini e ragazzi affetti da particolari patologie psichiatriche.

La psichiatra Maria del Rio oltre che storica e appassionata della figura matildica, elaborò un metodo artigianale da lei stessa battezzato “Ars canusina”. Lo fece osservando le tracce lasciate dal dominio dei Canossa.

Dietro l’idea terapeutica in sè i piccoli erano incoraggiati all’autonomia sociale e lavorativa attraverso la creazione di oggetti artigianali. Nel 1932 la Colonia Scuola fu invitata a partecipare alla Mostra nazionale fascista del lavoro femminile di Bari, la quale prevedeva l’esposizione di manufatti artistici che rivelassero “caratteristiche di tradizioni locali che si vogliono mantenute nel dovuto onore”. Reggio Emilia all’epoca non possedeva un artigianato artistico di questo tipo, in quell’occasione vinse la medaglia d’oro proprio con i manufatti canusini.

«Diventare competenti in questo campo però non è affatto semplice – confessa Dusca – bisogna rispettare rigidamente determinate caratteristiche tecniche, canoni precisi affinchè un oggetto, un vestito o un tessuto di qualunque materiale esso sia, possa essere certificato o chiamato canusino. Io per esempio sono figlia d’arte, mia madre mi ha amorevolmente ‘costretta’ a praticare il ricamo canusino e da allora non l’ho più lasciato. E’ un hobby un pò costoso, questo si, ma che richiama donne e appassionate da tutta Italia. Nell’ultimo incontro che abbiamo organizzato con il Consorzio di Ars Canusina a Barco c’erano più di venti donne.

Durante i tre giorni di corso di ricamo avanzato abbiamo cercato di trasmettere quella che è l’armonia intrinseca che si cela dietro al canusino.

Lavoriamo tutte insieme affinchè i corsi siano organizzati alla perfezione. Ognuno ha il suo compito: Nadia Davoli è la presidente del Consorzio e decoratrice su ceramica, Maria Neroni è la responsabile artistica (disegna e progetta per tutti gli aderenti). Poi ci sono le maestre ricamatrici: insieme a me lavora Marisa Strozzi, Silvana Fontanelli, Laura Poppi, Prima Ganapini, Gemma Bontempelli e Monica Marangoni che lavora anche il cuoio. In passato – continua Dusca – erano poche le occasioni dove le donne potevano ritrovarsi in compagnia e cioè al lavatoio, quando si recitava il rosario e mentre si ricamava.

In questi incontri si insegna la tecnica ma anche la condivisione di valori legati alla nostra tradizione e a quella delle nostre madri che pian piano stanno scomparendo. L’unica pecca è che siamo tutte in età matura , nessun giovane – conclude Dusca – probabilmente perchè questa è un’attività che richiede tempo, sacrificio e studio.

I ragazzi, al contrario, sono programmati per reagire immediatamente, avere tutto e subito. Speriamo che in futuro l’età media si abbassi, ne sarei felice».A

ARS CANUSINA – STORIA


Quella dell’Ars canusina è una storia straordinaria, scritta da due grandi donne, tessitrici della storia: la Contessa Matilde, mitica domina della rupe di Canossa, gran diplomatica, signora di castelli e feudi e forte sostenitrice della cultura cristiana, e Maria del Rio, giovane psichiatra, appassionata di storia e di arte medievale locale, che nella prima metà del Novecento, all’interno di uno dei più importanti manicomi del Regno d’Italia, il San Lazzaro di Reggio Emilia, sperimentò un metodo di cura e insieme un’attività raffinata di artigianato artistico, per la quale coniò il nome di “Ars canusina. I motivi ornamentali scolpiti nei capitelli, nei bassorilievi, nelle fonti battesimali, nei fregi dei monumenti di epoca matildica (chiese, oratori, monasteri) presenti in terra reggiana diventano ispirazione per preziosi decori di originali creazioni artistiche, dal sapore eterno.

Dall’esperienza del San Lazzaro sino ai giorni nostri nuove sperimentazioni continuano l’affascinante riscoperta dell’arte romanica delle terre matildiche. Gli artigiani propongono oggetti unici ed originali per design, architettura e funzionalità. I disegni ripercorrono i motivi tradizionali dando vita a nuove composizioni. I campi più esplorati sono il cotto intarsiato, il vetro policromo, la pietra lavorata, i tessuti ricamati, il decoro applicato ai nuovi sistemi luminosi, il ferro battuto, la ceramica, i tessuti dipinti e stampati a mano.

di Morena Iapaolo

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