Marisa, Fulvia e Cristina: quando la ginnastica è una ‘questione di famiglia’

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Tre donne reggiane, tre generazioni a confronto. Una nonna, una madre e una figlia con la stessa passione per lo sport. Cresciute in palestra tra attrezzi e allenamenti, hanno dedicato la loro vita all’insegnamento.

“La vera sfida per ogni atleta è quella di accettare le sconfitte così nelle gare importanti come nella vita”

Che cos’ hanno in comune tre generazioni di donne reggiane?

Lo abbiamo chiesto a Marisa Iori, Fulvia Boschi e Cristina Vittoria Balcerek, rispettivamente nonna, madre e figlia unite da un’unica passione: lo sport.
Marisa Iori, apripista nel mondo della ginnastica a Reggio, indimenticabile atleta e pioniera, ha fatto dell’eccellenza e dell’insegnamento nell’attività sportiva la sua prerogativa.


Campionessa azzurra, capitana della nazionale di pallavolo dal 1955 al 1957, nel 1946 inizia a giocare a basket in serie C a Reggio. Nel 2016, Marisa è stata premiata dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito dell’iniziativa “Reggiane per esempio” .

Marisa Iori che riceve il premio “Reggiane per esempio”

A Marisa in rappresentanza della categoria Sport over 40, le era stato conferito l’importante riconoscimento “per la sua carriera sportiva nel basket in tempi in cui l’accesso allo sport per le donne richiedeva il superamento di ostacoli oggettivi e di pregiudizi. Per la versatilità con la quale si è dedicata a sport differenti come la ginnastica artistica e ritmica, per aver fatto della propria esperienza sportiva generosa pratica di formazione di migliaia di ginnaste. ”

Nel 2018 ha ricevuto la Stella d’Oro dal Coni.

Marisa Iori, oggi

Oggi Marisa ha 86 anni, lo spirito ancora intatto come quando allenava i suoi ragazzi per le gare alla Ginnastica Amatori Reggio, è stata ed è ancora una vera e propria fonte d’ispirazione per tanti atleti reggiani e soprattutto per le donne della sua famiglia.

«Ha creato degli appassionati – ci dice Cristina parlando della nonna – quando i suoi ex allievi parlano della Marisa, gli occhi si animano, segno che ha fatto un buon lavoro».

Fulvia Boschi


Fulvia, tre generazioni di donne e di atlete… Qual è il filo conduttore?
Senz’altro la nostra è una storia di passione. Passione sconfinata per lo sport e per l’insegnamento. Tutto è iniziato da mia madre che ha portato per prima la ginnastica qui a Reggio. Ai suoi tempi c’era un’allenatrice di Parma che veniva in città per fare i corsi, una volta che lei per anzianità non ha potuto continuare mia madre insieme a mio padre Fausto Boschi e ad altre persone, ha preso in mano la situazione, mettendo su una società sportiva. Nel 1968 ha aperto la Ginnastica Amatori Reggio. Mio padre era dirigente della società faceva tante cose, appoggiava mamma in tutto e per tutto, ma l’anima della palestra era lei.

Fulvia Boschi

La ginnastica è probabilmente l’amore più grande della mia vita
Fulvia Boschi


Marisa ha iniziato la sua carriera sportiva cinquant’anni fa, quando non era così facile essere donna e atleta allo stesso tempo
Non ha mai parlato di difficoltà anche se credo ne abbia avute, un po’ come tutte le donne dell’epoca e di quelle a venire. Oggi non è più così. Io stessa ho dovuto superare qualche pregiudizio ma ho sempre tirato dritto. Credo che per mia madre il fatto stesso di aver praticato sport ad alti livelli l’abbia in qualche modo risparmiata da tutto ciò . Poi il suo carattere è sempre stato forte. Una donna educata, precisa, esigente con i suoi allievi ma anche affettuosa, umana dal carisma sconfinato.


Tutti insegnanti in famiglia, tuo padre, tua madre, tua figlia e tua sorella…
Si, abbiamo tutti scelto la strada dell’insegnamento tranne mio fratello Fabio che ha intrapreso un’altra carriera. Io stessa ho studiato scienze motorie ed ho allenato piccoli e piccole ginnaste, mia sorella Laura fa lo stesso e Cristina anche. La mamma ora non può più ma in fondo vorrebbe ancora, eccome.


E’ difficile insegnare ginnastica?
Si lo è. Lo paragonerei al lavoro di un orafo. Devi essere attento ad ogni particolare, incastonare i pezzi, delineare certe finezze e non puoi lasciare nulla al caso o all’ improvvisazione. Dall’ altra parte c’è la componente umana, quella di trasmettere e di donare qualcosa a chi sa riceverlo. E’ bellissimo e duro allo stesso tempo ma alla fine la gioia dei ragazzi ripaga di tutti i sacrifici.


C’è un momento esatto quando la gioia viene fuori?
Si e non è quello della vittoria. E’ quello in cui impari qualcosa di nuovo, qualcosa che magari prima poteva farti anche paura ed è meraviglioso.


Insegnate a vincere ma anche a perdere …
Soprattutto a perdere. Accettare le sconfitte nelle gare di ginnastica anche in quelle importanti è fondamentale, è formativo. Accendere così il desiderio di migliorare se stessi. Viviamo in un mondo quasi ovattato, dove i bambini vengono protetti, a volte anche nascosti dal peggio. Nella ginnastica passi un anno a prepararti, fai quella gara che per te è vitale ma non sempre va come vuoi ed è lì che il bambino o la bambina deve ingoiare anche il no di un giudice e imparare a gestirlo. E’ un passo fondamentale.


Cristina in nazionale, volteggio equestre

Due azzurre in famiglia, Marisa e poi tu, Cristina diventata campionessa italiana in volteggio equestre…
Si, diciamo che il mio percorso iniziale è andato da un’altra parte, a cominciare dallo studio, non scienze motorie come tutti loro ma scienze e tecniche equine. Da piccola passavo ore ed ore in palestra insieme alla nonna e alla mamma a imparare ad usare attrezzi e tappeti. Da lì a 16 anni ho iniziato a insegnare ginnastica, ad allenare le bambine e non mi sono più fermata. Da qualche anno gestisco la Gymnastx .


Cristina Vittoria Balcerek


Cristina, quale donna ti ha maggiormente ispirato?
Mia madre.


E a te Fulvia?
Ispirato non so, ma la persona che stimo maggiormente è mia figlia.


Cristina, se dovessi lasciare il pianeta domani cosa porteresti con te?
Io sarei apposto, non porterei nulla, anche perchè potrei allenarmi ugualmente, potrei fare ginnastica ovunque.


Tu Fulvia cosa porteresti ?
Beh, forse un trampolino elastico me lo porterei. Sarebbe bello trovarsi a zero gravity, quello si… Potrei divertirmi tanto, anche alla mia età!

di Morena Iapaolo

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