Ascanio Celestini al Teatro Boiardo di Scandiano con Pueblo giovedì 4 aprile

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Protagonista sul palcoscenico del Teatro Boiardo giovedì 4 aprile sarà Ascanio Celestini con il suo “Pueblo”, gradito ritorno a Scandiano dove era stato nel 2014 con lo spettacolo “Il piccolo paese”. Insieme a lui il musicistaGianluca Casadei.

Ancora storie di periferie, storie di persone semplici, storie di vita vissuta.

Di questo spettacolo Celestini dice “Questa è la storia di una barbona che non chiede l’elemosina e di uno zingaro di otto anni, della barista che guadagna con le slot machine, di un facchino africano e di un paio di padri di cui non conosco il nome. La storia dignitosa dei centomila africani morti nel fondo del mare. Questa è la storia di una giovane donna che fa la cassiera al supermercato e delle persone che incontra. Questa è la storia di un giorno di pioggia”.

E’ interessante capire la genesi di Pueblo. Nel 2015 Celestini debutta con lo spettacolo dal titolo “Laika”. In questo testo ci sono personaggi che vivono in una periferia che è la periferia di una città, ma anche di una nazione. La periferia dell’informazione, insomma, dove vivono persone che sono raccontate solo quando la loro vita si trasforma in notizia. Quando agitano un coltello o quando viene agitato contro di loro, per esempio. Quando diventano soggetti o oggetti di stupri, furti, assassini. In “Laika” c’è un barbone, un alcolizzato, una prostituta, gli abitanti di un condominio, un supermercato, un grande magazzino dove lavorano facchini immigrati dall’Africa.

Durante l’estate 2017 propone uno studio dello spettacolo dal titolo “Che fine hanno fatto gli indiano Pueblo?” e ad ottobre dello stesso anno debutta con la versione definitiva di “Pueblo” che rappresenta la seconda parte della trilogia iniziata con “Laika”.

Il paesaggio urbano e umano è lo stesso. C’è il supermercato e il magazzino nel quale lavorano gli immigrati. Al posto del barbone africano c’è una barbona italiana. Invece di una prostituta italiana ce n’è una straniera. L’alcolizzato è un facchino africano che può permettersi di bere un solo giorno a settimana… il giorno che spende tutti i suoi soldi alle slot machine. C’è uno zingaro che incontriamo quando è bambino e poi lo rivediamo da grande. C’è un padre che insegna alla figlia a rubare e una madre che, giorno dopo giorno, parla sempre meno.

A questo piccolo mondo si aggiunge anche quello più nascosto dell’orfanotrofio gestito dalle suore o del tribunale nel quale questi dimenticati incontrano finalmente lo Stato e la Storia con le “S” maiuscole, ma lo incontrano in maniera alternativamente punitiva o distratta.

“Di questi personaggi mi interessa l’umanità” spiega Celestini “voglio raccontare come sono prima della violenza che li trasforma in oggetto di attenzione da parte della stampa, ma voglio raccontare anche il mondo magico che hanno nella testa. Il mondo che li rende belli e che, solo quello, può aiutarli a non farli scomparire. I contadini lucani o friulani, i pastori sardi o abruzzesi, i braccianti pugliesi o siciliani e tutti gli altri poveracci del passato che lasciavano terra e famiglia, abbandonavano un intero orizzonte culturale per cercare di integrarsi nell’effimero mondo del triangolo industriale. Entravano nella Storia da sconfitti, ma in cambio ricevevano il frigorifero, il riscaldamento e l’italiano semplificato imparato dalla televisione. Oggi i nuovi poveracci non avranno nemmeno questo in cambio della loro disfatta. E allora vale la pena che sia salvaguardata almeno la cultura che hanno nel cuore e la magia che nascondono nella testa.”

Ascanio Celestini (Roma, 1972) autore, attore, musicista e regista.
I suoi testi sono legati ad un lavoro di ricerca sul campo e indagano nella memoria di eventi e questioni legate alla storia recente e all’immaginario collettivo.
Tra i suoi spettacoli teatrali più conosciuti: Radio clandestina (2000), Scemo di guerra (2003), La pecora nera (2005), La fila indiana (2009), Pro patria (2011), Discorsi alla nazione (2013), Laika (2015) e Pueblo (2017)
Laika e Pueblo, sono coprodotti da Romaeuropa e dal Teatro Stabile dell’Umbria e hanno debuttato a Romaeuropa Festival rispettivamente nel novembre 2015 e nell’ottobre 2017.
Celestini lavora attivamente anche all’estero e in particolare tra la Francia e il Belgio, I suoi ultimi lavori sono 
– il testo e la regia dello spettacolo Laika per una produzione belga in lingua francese con l’attore David Murgia. Lo spettacolo ha debuttato nel gennaio 2017 al Festival International de Liège.
– il testo per una coproduzione francese-belga per uno spettacolo che lo vedrà impegnato nelle vesti di autore, regista e attore. Lo spettacolo ha debuttato nel febbraio 2017 al Festival International de Liège e al Rond Point di Parigi.
Come autore, regista e attore ha realizzato il film La pecora nera (2010) in concorso alla 67esima Mostra del cinema di Venezia, distribuito anche in Francia da BABE Film e vincitore di premi in tutt’Europa.
Il suo ultimo film, Viva la Sposa (2015), prodotto da Malìa Film di Alessandra Acciai, Giorgio Magliulo e Roberto Lombardi e coprodotto dalla francese Aeternam Film di Parigi e dai fratelli Dardenne, è stato in concorso alle Giornate degli Autori a Venezia 2015. Il film è già stato invitato da numerosi festival, tra i quali il Busan International Film Festival, il più importante appuntamento cinematografico in Asia.
Ascanio ha inoltre realizzato il documentario Parole sante (2007) presentato al Festival internazionale del film di Roma nella sezione Extra. Contemporaneamente è uscito il suo primo disco, anch’esso intitolato Parole sante (2007), dove sono raccolte le canzoni presenti negli spettacoli.
Tra i tanti premi gli è stato consegnato due volte il premio Ubu, il Flaiano, il Dessì, Il premio Fiesole, il Ciak d’oro, ecc…
Tra le sue pubblicazioni si ricorda Storie di uno scemo di guerra (Einaudi 2005), La pecora nera (Einaudi 2006), Lotta di Classe (Einaudi 2009), Io cammino in fila indiana (Einaudi 2011) e Pro patria (Einaudi 2012).
Su di lui sono state pubblicate le biografie “Tuttestorie” di Patrizia Bologna (ed. Ubulibri, prefazione di Edoardo Sanguineti), “L’invenzione della memoria. Il teatro di Ascanio Celestini” A cura di Andrea Porcheddu (Il Principe Costante Edizioni, 2005), Le carnaval verbal d’Ascanio Celestini (Peter Lang 2011), “Un anarchico in corsia d’emergenza” Maria Laura Gargiulo (Laterza 2015).
I suoi testi teatrali sono stati messi in scena in Francia, Portogallo, Belgio, Austria e Canada e sono tradotti in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Danimarca, Svezia, Olanda, Romania, Portogallo e Repubblica Ceca.
Di lui scrisse Edoardo Sanguineti: «non si sa se piangere o ridere, ma non importa niente. In questa compresenza assoluta di comico e di tragico si ritrova incarnata la grande modalità tragica moderna».
«Tanti anni fa Pasolini annunciò una mutazione antropologica che stava per abbattersi sul Paese – ha scritto Curzio Maltese su La Repubblica – Celestini ci racconta com’è avvenuta, quali macerie ha lasciato».
E Vincenzo Cerami leggendo e commentando le sue fiabe si chiedeva vent’anni fa «il mondo in cui viviamo saprà conservare – e rinnovare giorno dopo giorno – un’oralità capace di raccontare i destini di tutti noi?»”

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