A Salus Hospital microchirurgia per trattare l’ernia del disco

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L’ernia del disco è un problema che affligge moltissime persone. Ne parliamo con il Dott. Andrea Veroni, specialista in neurochirurgia della colonna presso il Salus Hospital di Reggio Emilia.

Dott. Veroni, che cos’è l’ernia del disco?

L’ernia del disco è il risultato della fuoriuscita, dalla sua sede naturale, del nucleo polposo contenuto all’interno del disco intervertebrale, che rappresenta una sorta di cuscinetto ammortizzatore interposto tra una vertebra e l’altra.

L’ernia del disco è una patologia per cui il disco intervertebrale, che separa una vertebra dall’altra e funziona come ammortizzatore per la nostra colonna vertebrale, si rompe e lascia fuoriuscire il suo contenuto interno, il nucleo. Questa fuoriuscita comporta due problemi: il primo è che il disco, non funzionando più bene, non funge più da ammortizzatore e causa il mal di schiena, quindi gli sforzi che noi facciamo determinano infiammazione tra le due vertebre, l’altro è che la parte di nucleo che fuoriesce può andare a disturbare, comprimendo o dislocando, la radice nervosa. La conseguenza è la nevralgia, cioè il dolore da compressione, da schiacciamento del nervo. Quindi, quando si determina un’ernia del disco ci possono essere due sintomi, perché due sono i problemi che si creano: o solo dolore alla schiena, se il nucleo non fuoriesce o fuoriesce poco, o nevralgia e dolore alla gamba perché il nervo viene schiacciato dal nucleo che è fuoriuscito.

Quali sono i principali fattori di incidenza?

L’ernia del disco si forma per tante cause: quella più frequente è una discopatia degenerativa, cioè il disco si consuma nel tempo, con il passare degli anni a causa di posture scorrette, del normale consumo per l’avanzare dell’età, da traumi, talvolta si consuma a tal punto che si rompe. Questa rottura può avvenire o per uno sforzo acuto o semplicemente per uno starnuto o uno sbadiglio, o, a volte, spontaneamente durante la notte. Se il disco è talmente consumato basta il minimo movimento, come girarsi nel letto, a farlo rompere.

Il sovrappeso può incidere anche se non in modo così rilevante, perché, se il sovrappeso si sviluppa lentamente nel tempo, la nostra colonna può compensare la crescita di peso, ma se si sviluppa in modo veloce può dare problemi anche se, riguardo l’ernia del disco, la differenza non è così eclatante tra i pazienti obesi e in quelli non in sovrappeso, l’incidenza maggiore nelle cause di mal di schiena è l’indebolimento della muscolatura. Quando i muscoli della nostra colonna vertebrale si indeboliscono, perché non li utilizziamo correttamente, per l’attività lavorativa sedentaria o per la nostra costituzione, la nostra muscolatura lavora poco e male cioè è poco tonica, in questo caso ci esponiamo a rischio di ernia del disco. È molto più rischioso andare incontro ad un ernia discale avendo una muscolatura non efficace che essere in sovrappeso.

L’ernia del disco si può prevenire e quali sono i trattamenti non chirurgici?

Non riusciamo mai a dire di preciso al paziente qual è la causa che ha determinato il suo mal di schiena perché i motivi possono essere tanti, ma possiamo dirgli come fare per evitare che ritorni, cioè fare terapia riabilitativa e attività fisica per mantenere un buon tono muscolare. È stato dimostrato, scientificamente, che un buon tono muscolare, sviluppato con l’attività fisica o ancor meglio con gli esercizi consigliati da fisiatri e fisioterapisti, fa sì che il paziente si protegga meglio dal mal di schiena, dai rischi di un’ernia del disco e abbia una migliore risposta se dovesse essere costretto ad intervento chirurgico sulla colonna vertebrale. I trattamenti per l’ernia del disco sono soprattutto non chirurgici. Il primo è il trattamento riabilitativo fisiatrico, dove il fisiatra e il fisioterapista, con specifici esercizi di rinforzo muscolare, aiutano il paziente a rinforzare la propria schiena e a farla funzionare bene. In genere questo è sufficiente per risolvere il problema, laddove non è sufficiente si può provare la terapia del dolore, che consiste nel fare infiltrazioni mirate dentro il canale vertebrale, o più superficiali nella muscolatura, che riducono l’infiammazione e portano a risoluzione il problema. La terapia è personalizzata per ogni paziente, i fisiatri valutano quale tecnica riabilitativa intraprendere, in base alla risposta di ogni individuo, l’anestesista valuterà se fare terapia del dolore o alto. Ci sono poi varie tecniche riabilitative: McKenzie, R.P.G. (Rieducazione posturale globale), Méziéres, Pilates, Back School. Ogni tecnica ha una sua filosofia ed una sua tipologia di esercizi diversi per differente risposta individuale del paziente. L’anestesista può analogamente decidere, in base al quadro radiologico e alle caratteristiche del soggetto, tra varie strategie, dalla Mesoterapia all’Agopuntura, all’infiltrazione in paravertebrale (nei muscoli paravertebrali), all’utilizzo di ossigeno-ozono, di cortisone, di antinfiammatori, alle peridurali che vengono eseguite dentro il canale vertebrale vicino alle strutture nervose, alle tecniche di nucleoplastica discale dove, con l’ago, si entra proprio dentro al disco per cercare di ridurre il volume dell’ernia dall’interno.

Quando si arriva all’intervento chirurgico?

Se neppure queste tecniche funzionano si arriva all’intervento che deve sempre essere l’ultima ed estrema soluzione. L’intervento che effettuiamo qui al Salus Hospital di Reggio Emilia consiste nell’andare a trattare l’ernia con una tecnica microchirurgica, cioè utilizzando il microscopio operatorio, con piccole incisioni e una minima invasività sui tessuti. Si sposta una piccola porzione di muscolatura, per lavorare sulla colonna vertebrale, e ricucire i tessuti in modo da rispettare tutto il resto della muscolatura della colonna, perché poi possa lavorare bene sotto la guida sapiente di fisiatri e fisioterapisti e dare una buona risposta all’intervento. Il decorso post-operatorio, per un intervento standard di ernia discale in microchirurgia, è di un breve ricovero di 2-3 giorni in cui si controlla che tutto si svolga regolarmente. La prima settimana a casa a riposo, alternando posizione sdraiata a brevi camminate, senza caricare la colonna, poi si può riprendere la vita normale con gradualità e intraprendere il percorso riabilitativo adeguato. Dopo circa un mese si può riprendere l’attività lavorativa e le attività sportive, tutto con gradualità.

Se l’ernia ha compromesso anche la stabilità della colonna si procederà con interventi più invasivi che rinforzeranno la colonna mediante placche in titanio per rinforzare la schiena, ma solo in casi ristretti e molto particolari.


dottor Andrea Veroni

Il dottor Andrea Veroni, specialista in Neurochirurgia della colonna, opera a Salus Hospital di Reggio Emilia dal 2004. Specializzato nel trattare ernia discale verticale, stenosi del canale vertebrale, cervicale, dorsale o lombare, fratture vertebrali cervicali, dorsali o lombari, instabilità del rachide cervicale o lombare, scoliosi e tumori spinali.

Info: https://www.gvmnet.it/strutture/salus-hospital-reggio-emilia

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