“Viaggiavo tra gli oceani. Ora faccio il medico”

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Non è reggiana ma è come se lo fosse. Da 16 anni primario e direttore del Dipartimento di Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza al Santa Maria Nuova di Reggio, la dottoressa Anna Maria Ferrari, è una di quelle donne che lasciano il segno. Pacata, professionale e oltremodo sensibile, dalla passione smisurata per la vela a quella per gli animali (specie per il suo cane Argo, ndr) ha sempre voluto fare il medico fin da quando ne ha memoria.
“ E’ stata una scelta naturale”, ci dice e possiamo capirne il perchè.

E’ il medico di tutta la sua famiglia che adora e alla quale è legatissima. Il suo reparto, quello del Pronto Soccorso è composto per la maggioranza di donne. Classe 1953, nata e cresciuta a Formigine, ha completato gli studi in Medicina all’Università di Modena per poi buttarsi a capofitto nel lavoro. Da assistente ad aiuto in Medicina interna al Sant’Agostino di Modena, la passione per la medicina d’urgenza l’ha travolta. Eppure c’è stato un periodo in cui voleva mollare tutto e darsi al mare…

Medico e “donna di mare”, due anime distinte, come è nata la tua passione per la vela ?
Ho iniziato ad appassionarmi al mare quando passeggiavo per i porti della riviera in compagnia di mio padre. Il mare era curativo per lui, aveva una malattia ai polmoni e io gli facevo da autista, lo facevo con piacere. Dalle nostre camminate ho poi iniziato a seguire i corsi, sono diventata istruttore. Ho fatto la traversata atlantica con partenza dai Caraibi, insomma ne ho viste tante in 15 anni.

Poi hai smesso… è stato difficile abbandonare quel mondo?
Si, ho dovuto prendere una decisione: da una parte il mio lavoro da medico , dall’altra il mondo della vela. C’è stato un periodo in cui volevo lasciare la mia carriera in Medicina e continuare con le traversate ma poi la mia scelta è stata quella di fare il dottore, ora non prendo più il largo in barca da molto tempo…

Perché?
Beh quando fai delle esperienza straordinarie non ti puoi accontentare del giretto in vela per il week end. Ho preferito così.

Quando hai capito che saresti diventata medico?
Fin da piccola c’era un via vai di medici in casa nostra per la malattia di mio padre. E’ da lì che sono rimasta affascinata da loro.
Che cosa ti ha colpito in particolare ?
La loro umanità, come gestivano anche noi bambini in rapporto alla situazione di stress che stavamo vivendo.

Medicina d’urgenza non è una scelta comune… All’epoca, parliamo degli anni ‘90 , erano i primi anni in cui venne istituito il 118 , in quel periodo divisero lo staff , mi avevano consigliato di rimanere a Medicina Interna, fui io a voler lavorare nel dipartimento di Medicina d’Urgenza. Sembrava fossi destinata alla gastroenterologia e invece sono approdata da un’altra parte. Allora si stavano costituendo le equipe operative per i reparti di rianimazione con personale dedicato, c’erano ancora i turni in Pronto Soccorso, poi tutto è cambiato.
Quante donne c’erano nel tuo reparto ?
Eravamo in due, su dodici uomini… da allora c’è stato un graduale aumento delle quote femminili. Oggi ad esempio siamo più donne che uomini in Urgenza .
E’ stato complicato adattarsi…
Si, un pò complicato lo è stato, c’era tanta competizione specialmente tra i colleghi uomini ed eravamo i primi a rapportarci con determinate procedure e protocolli.
Dal Sant’Agostino di Modena a Reggio. A 49 anni sei diventata primario e poi direttore del dipartimento…
Si, il concorso mi ha portato qui nel 2002, ho colto l’occasione quando mi si è presentata, la piazza reggiana già la conoscevo, facevo già parte della società italiana della medicina di emergenza-urgenza e avevo contatti con molti amici e colleghi reggiani.
Non è stata una passeggiata immagino…
Non proprio… Un impatto diverso rispetto a Modena per la casistica, la dimensione del Santa Maria Nuova , i numeri elevati negli accessi al Pronto Soccorso, beh ci ho messo un po’ a digerire la fase iniziale ma grazie allo staff abbiamo creato un bel gruppo.
Una donna primario e dirigente di reparto, la tua posizione ti ha creato problemi ?
In realtà no, non c’è stato nessun ostacolo alla mia professione, certo c’era chi anelava al posto da primario ma questo succede a tutti, indipendentemente se si è donne o uomini.
Che cosa ti ha dato maggiore soddisfazione in questi anni?
L’istituzione della specializzazione in Medicina d’Urgenza è un bel traguardo. Nel 2009, durante la mia presidenza al Simeu (società italiana della medicina di emergenza-urgenza), ho premuto per questo e alla fine ce l’abbiamo fatta. Una grandissima soddisfazione… Oggi nel mio reparto un terzo del personale è specializzato in urgenza. Con Reggio siamo stati tra i primi reparti in Italia ad adottare protocolli di velocizzazione e di centralizzazione del trauma. Abbiamo avviato il progetto per la ristrutturazione del Pronto Soccorso, che dovrebbe concludersi nel 2020, per questo ci siamo ispirati al modello canadese. Un’altra soddisfazione che ci godremo in futuro.
Come sarà dunque il Pronto Soccorso del Santa Maria Nuova nei prossimi dieci anni?
La presa in carico del paziente avverrà in maniera più diretta, i barellati verrebbero inseriti più velocemente nelle aree specifiche di gestione. Vorremmo rinforzare l’emergenza territoriale con medici e infermieri anche se stiamo facendo i conti con la mancanza di medici specialisti
Più donne che uomini nel tuo reparto…
Si, siamo in maggioranza anche se questo settore è il più penalizzante dal punto di vista economico. Non possiamo fare libera professione e forse questo è un aspetto che avvantaggia le donne.
Secondo te è un aspetto “favorevole” alle donne?
Noi donne tipicamente ci appassioniamo alle imprese anche se non sono economicamente vantaggiose, a volte forse ci disinteressiamo dell’aspetto monetario, probabilmente anche per una questione di responsabilità familiare. Ma va bene così, la passione per il mio lavoro mi tiene legata a 360° , anche se c’è tanto impegno e sacrificio lo faccio volentieri.
Se dovessi abbandonare il pianeta domani, cosa lasceresti dietro di te?
Non ho rimpianti, non lascerei amarezze o risentimenti,  niente. Porterei con me soltanto i miei cari e il mio cane.

 Morena Iapaolo

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