L’agricoltura a Reggio Emilia è un lavoro per giovani

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Coldiretti Reggio Emilia: trend positivo solo per le aziende giovani del comparto agricolo. 5.763 imprese giovanili attive in agricoltura nel 2018 pari al 19% del totale di quelle in regione

A fine anno le imprese attive giovanili sono risultate 30.123, pari al 7,5% delle imprese regionali rappresentando la quota più bassa tra le regioni italiane. La tendenza è analoga a livello nazionale -3,2% in base ai dati di Unioncamere. Contrariamente alla tendenza prevalente crescono solo, +5,1%, le imprese giovanili attive nell’agricoltura, silvicoltura e pesca registrando un aumento di 119 imprese.

La CCIAA di Reggio Emilia registra 5.763 imprese giovanili attive in agricoltura a fine 2018.

Le nuove generazioni sono una realtà da primato nell’inventarsi il lavoro e la campagna può offrire prospettive per chi vuole intraprendere sia con idee innovative che subentrando nell’azienda di famiglia che, nel panorama nazionale, secondo una analisi della Coldiretti, rappresentano in agricoltura circa il 90%. L’azienda agricola a conduzione familiare è una realtà tutt’altro che negativa – sostiene Coldiretti Reggio Emilia – perché si è dimostrata un punto di riferimento sia per sopportare meglio la crisi dal punto di vista economico ma è anche come palestra e trampolino di lancio per consentire ai giovani di esprimere la propria creatività e intraprendenza.

«L’agricoltura è tornata ad essere un settore strategico per la ripresa economica ed occupazionale e lo hanno capito per primi i giovani che stanno tornando prepotentemente nelle campagne – afferma Assuero Zampini direttore della Coldiretti reggiana. Le Istituzioni devono saper cogliere questo cambiamento epocale che non accadeva dalla rivoluzione industriale anche ripensando la scala delle priorità negli interventi di politica economica».

«L’agricoltura è un settore giovane e innovativo – continua il direttore di Coldiretti Reggio Emilia Assuero Zampini. Infatti la dove l’imprenditore è un giovane l’azienda si apre a nuove prospettive e si innova, scegliendo colture e allevamenti non convenzionali, inserendo tecnologia all’avanguardia, orientandosi verso nuovi canali di vendita; non da meno è rilevante la grande attenzione alla sostenibilità e alla qualità delle buone pratiche agronomiche e del prodotto».

La maggioranza delle imprese giovanile infatti opera in attività multifunzionali che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche alle attività ricreative, dalla manutenzione di parchi, giardini e strade alla produzione di energie rinnovabili. Una opportunità resa possibile dalla legge di orientamento per l’agricoltura (la legge 228/2001), fortemente sostenuta da Coldiretti che ha rivoluzionato il lavoro nelle campagne allargando i confini dell’imprenditorialità agricola e aprendo a nuove opportunità occupazionali.

«I risultati di una politica vincente per il settore agricolo – conclude Zampini – che hanno innescato anche un profondo mutamento culturale, si stanno registrando dopo oltre 15 anni dall’applicazione della legge dimostrando l’aumentare costante dei giovani nel settore che non può più da tempo essere considerato un lavoro non solo vecch

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