Racket delle pizzerie: fratelli Amato incastrati dai “pizzini”

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Lo scorso 5 novembre il padre, Francesco Amato 55enne, condannato per mafia nel processo Aemilia, per circa 10 ore aveva creato forte apprensione asserragliandosi all’interno dell’ufficio postale di Pieve, con cinque ostaggi per poi essere arrestato dai carabinieri.

I tre figli invece, Cosimo di 20 anni, Mario di 29 e Michele di 22, hanno tenuto sotto tensione per due settimane ristoratori e pizzaioli di Reggio Emilia con richieste estorsive precedute da biglietti minacciosi dattiloscritti e seguite da esplosioni di pistola all’indirizzo delle attività commerciali.

Sei colpi contro la porta a vetri della Pizzeria La Perla a Cadelbosco Sopra la notte tra il 31gennaio e il primo febbraio, cinque colpi contro l’ampia vetrata della Pizzeria Piedigrotta 3 in via Emilia Ospizio a Reggio Emilia, la notte tra il 6 e il 7 febbraio, poi gli avvertimenti con tanto di pizzino attaccati alla porta (in analogia a quanto avvenuto per la Perla e il Piedigrotta 3) ad altre due pizzerie di Reggio Emilia: Piedigrotta 2 e Paprika.

Questi ultimi due “pizzini” rimarranno solo degli avvertimenti: i carabinieri della Compagnia di Guastalla, della Stazione di Cadelbosco Sopra e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, hanno sottoposto a fermo i menzionati tre fratelli Amato, a carco dei quali sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di tentata estorsione aggravata e continuata.

Nel corso delle attività i carabinieri reggiani hanno proceduto a perquisizioni a carico degli indagati al termine delle quali è stato sequestrato importante materiale probatorio tra cui l’auto e la moto usate in occasione degli atti intimidatori effettuati con le esplosioni di armi da fuoco all’indirizzo delle due pizzerie, capi di vestiario e soprattutto una macchina da scrivere ritenuta essere il mezzo con il quale sono stati approntati i “pizzini” contenenti le richieste estorsive.

Nellìimmagine i pizzini incriminati

A portare i carabinieri reggiani ad operare gli arresti è stato l’eccezionale connubio tra le tradizionali attività quali quelle di controllo e conoscenza del territorio esercitata dai carabinieri di Cadelbosco Sopra e le attività investigative di natura tecnica seguite, sotto il costante coordinamento della Procura reggiana, dai carabinieri della Compagnia di Guastalla e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia. Attività cui ha fatto da sfondo l’Osmosi tra i reparti investigativi dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia e quelli della Questura reggiana.

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