Situazione idrica critica, Coldiretti lancia l’allarme: “2019 come il 2017”

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Mentre il sud è bloccato dalle bufere di neve al nord cresce l’allarme siccità con il livello del Po sotto di 3,5 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, rispetto al monitoraggio della Coldiretti al Ponte della Becca (Pavia) sullo stato del più grande fiume italiano che è rappresentativo dell’anomalie climatiche con una Italia alla rovescia e spaccata in due.

«E ci risiamo, commenta Assuero Zampini direttore Coldiretti Reggio Emilia. Questo inverno rispecchia la situazione climatica del 2017 e le riserve idriche già scarseggiano. Di fronte a questi presupposti – continua Zampini – c’è ancora chi parla di risparmio idrico senza rendersi conto che per risparmiare acqua è necessario prima averla».

Nel nostro territorio praticamente non piove e non nevica dall’inizio dell’inverno e cresce l’allarme degli agricoltori per la mancanza di acqua necessaria a creare le riserve idriche per i prossimi mesi. Un antico proverbio contadino dice che “sotto la neve c’è il pane” per rimarcare l’importanza di nevicate che coprano i terreni e le semine con una coltre protettive contro i grandi geli dell’inverno, ma la mancanza di precipitazioni rischia di compromettere colture come grano e mais che sono anche alla base dell’alimentazione zootecnica.

«Se non si accelera l’iter per l’invaso sull’Enza – precisa il direttore Zampini – avremo presto, anche a Reggio Emilia, la nostra quota di deserto. La presenza di un invaso a scopi plurimi è la soluzione non solo per l’agricoltura ma per tutti i cittadini reggiani e parmensi. Pur di fronte ad una presa di coscienza di tutti gli enti in regione abbiamo ancora chi tuona contro con la solita politica che i sacrifici li facevano altri».

«La reiterata e prolungata carenza idrica arriverà forse a non riguardare solo gli agricoltori – conclude il direttore di Coldiretti Reggio Emilia – ma anche altri settori produttivi e la popolazione e forse, a quel punto, finalmente si potrà lavorare in modo concreto senza i soliti noti che parlano a vanvera».

La mancanza di precipitazioni è accompagnata al nord da una anomalia nelle temperature dopo che l’anno appena trascorso – rileva la Coldiretti – è stato per l’Italia il più caldo dal 1800 ad oggi con una anomalia di +1,58gradi sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000), secondo Isac Cnr.

L’aumento medio delle temperature è accompagnato dall’eccezionalità degli eventi atmosferici che è ormai diventata la norma e – sottolinea la Coldiretti – si manifesta il rincorrersi di siccità e gelate, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal maltempo al sole. Il risultato – conclude la Coldiretti – è il ripetersi di eventi estremi che provocano danni all’agricoltura che nel solo 2018 ha subito perdite per 1,5 miliardi di euro.

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