I medici, e le ostetriche: “Un atto dovuto chiudere il punto nascite di Castelnovo Monti”

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punto nascite chiuso - La Voce di Reggio Emilia

Sulla polemica di questi giorni in seguito al parere del ministero della salute di chiudere il punto nascite dell’ospedale S.Anna di Castelnovo Monti, ospitiamo un intervento del Comitato di Dipartimento materno infantile di Reggio Emilia Il tema della riorganizzazione della assistenza perinatale e della chiusura dei punti nascita a bassi volumi di attività è attualmente molto dibattuto sia a livello nazionale che regionale, specie dopo la decisone della Commissione sul Percorso Nascita Nazionale (CPNn) e del Ministero della Salute di rigettare la richiesta di deroga avanzata dalla Regione Emilia Romagna per i Punti nascita di Borgo Val di Taro, Castelnovo né Monti e Pavullo (Prot. N. 2017/0092913 del 05.10.2017), motivando questo suo parere con la mancanza in quelle sedi dei requisiti di sicurezza e con i ridotti volumi di attività.

La CPNn, del resto ha fatto in larga parte sue le conclusioni della Commissione Nascita Regionale che, con le stesse motivazioni aveva chiesto e consigliato la chiusura di 4 punti nascita (Borgo Val di Taro, Castelnovo né Monti, Pavullo e Scandiano). La decisione conseguente di procedere alla chiusura del punto nascita di Castelnovo né Monti, rendendo di fatto definitiva la sospensione temporanea attualmente in atto e legata a fattori contingenti, ha aperto un ampio dibattito a livello locale con critiche piuttosto accese da parte della comunità montana e di una larga parte della politica locale e regionale.

Le preoccupazioni della popolazione dell’appennino sono ampiamente comprensibili e meritano tutte le attenzioni da parte dei tecnici e degli amministratori pubblici, ed ad esse siamo chiamati tutti a rispondere prontamente ed efficacemente cercando di dare soluzioni puntuali al disagio avvertito. I sanitari del Dipartimento Materno Infantile di Reggio Emilia avvertono però la necessità di far sentire la voce dei professionisti e dei tecnici del settore e ribadiscono di aver accolto in maniera estremamente favorevole il parere espresso dalla Commissione sul Percorso Nascita Nazionale (CPNn) (Prot. N. 2017/0092913 del 05.10.2017) e la conseguente chiusura del punto nascita di Castelnovo né Monti.

Esprimono anche soddisfazione per la richiesta avanzata dalla CPNn e dal Ministero della Salute alla Regione Emilia Romagna, di intraprendere un attento monitoraggio dei volumi di attività e del raggiungimento dei requisiti di sicurezza indispensabili per i Punti Nascita di Scandiano, Cento e Mirandola.

Del resto le considerazioni del dipartimento erano già stata espresse in precedenti occasioni ed in particolare con la “Position Statement” del 3 aprile 2017, sottoscritta da tutti i Direttori di UO, i Responsabili medici e le coordinatrici infermieristiche ed ostetriche, (Prot. N. 2017/0008595), in cui partendo da un’accurata e dettagliata analisi dell’assistenza perinatale in provincia di Reggio Emilia, se ne enfatizzavano le peculiarità e se ne mettevano in evidenza le attuali criticità.

Senza tornare sugli stessi temi si ribadiscono solo alcuni punti salienti:

1. Da diversi anni si registra un rilevante calo della natalità (del 16,2% negli ultimi 6 anni); tale decremento non è comunque omogeneo su tutto il territorio reggiano concentrandosi maggiormente nei punti nascita di Scandiano e Castelnovo né Monti (rispettivamente del 30,8 e del 25,6%.). Il trend del 2017 accentua ulteriormente lo scostamento con CNM fermo al 30.09.2017 a 52 parti e Scandiano a 263.

2. In provincia di Reggio Emilia esiste il più elevato numero di punti nascita con un rapporto Punti nascita/popolazione (1/106.000 abitanti vs Bologna 1/252.000, Parma 1/150.000, Romagna 1/186.000) e punti nascita/numero di nati (1/810 nati vs Bologna 1/1961, Parma 1/1200 e Romagna 1/1400) decisamente più elevato rispetto a tutte le altre province della regione, e tale da consentire di ipotizzare che il numero dei punti nascita provinciale sia sovradimensionato rispetto alle esigenze.

3. La carenza di professionisti dell’area materno-infantile -pediatri, ginecologi ed anestesisti – si è marcatamente accentuata negli ultimi anni ed è divenuta ormai insostenibile ed insufficiente a coprire i bisogni di 5 punti nascita. A nulla sono valsi gli innumerevoli concorsi banditi nelle diverse discipline con graduatorie spesso deserte o comunque insufficienti a coprire i fabbisogni provinciali.

4. La rotazione dei professionisti tra i diversi punti nascita, largamente sperimentata in provincia, si è dimostrata una strategia poco efficace; ha solo permesso di tamponare le emergenze e di mantenere in attività i punti nascita, ma ha accentuato i problemi, non risolvendo le carenze strutturali degli spoke e depotenziando gli hub di competenze ultraspecialistiche indispensabili ad affrontare emergenze e complicanze. Inoltre proprio questa turnazione ha reso meno attraenti i centri HUB, che oggi stentano anche loro a reperire specialisti disponibili a coprire posti anche di ruolo, A prescindere però da tutte le situazioni contingenti e contestuali i sanitari del Dipartimento Materno Infantile di Reggio Emila vogliono ribadire che la prima e principale motivazione che ha portato alla chiusura dei punti nascita di Castelnovo né Monti, è una scelta legata ad esigenze di sicurezza e di tutela della salute delle donne e dei neonati, il tutto sulla base di elementi scientifici consolidati.

Oggi nel 2017, una “nascita sicura” deve essere considerato un diritto basilare delle donne, che non può essere omesso per alcun motivo; in ogni sala parto di questa provincia, di questa regione e di questa nazione, devono essere garantiti requisiti minimi di sicurezza ed efficacia. Questi requisiti non sono però solo quelli strutturali o di organico, ma devono tener presente le attitudini dei professionisti di quella sede (ovunque reperiti), a lavorare in équipe, in condizioni di emergenza, all’interno di locali che devono risultare ampiamente noti e con la possibilità di ottenere in brevissimo tempo consulenze ultraspecialistiche e trasversali (radiografia, ecocardiografia, prestazioni laboratoristiche di alto livello …. )

Il verificarsi di una emergenza clinica al momento del parto è un evento fortunatamente raro, ma per contenere i rischi di morte o gravi esiti neonatali e materni, deve essere affrontato tempestivamente con rapidità e competenze. Tutte le principali Società Scientifiche consigliano la centralizzazione delle gravidanze in pochi punti nascita, dotati di personale esperto e di apparecchiature tecnologicamente avanzate e di evitare l’eccessiva frammentazione delle nascite e la conseguente dispersione delle competenze.

Per tutte queste ragioni noi riteniamo che la chiusura del Punto Nascita di Castelnovo né Monti sia un atto dovuto che risponde alla necessità di garantire la massima sicurezza per i neonati, per le mamme, per le famiglie ed infine per gli operatori sanitari stessi, che non possono continuare a erogare un’assistenza sanitaria in condizioni di precarietà e di rischio clinico elevato. Desideriamo inoltre ribadire che su questo tema la posizione dei sanitari tutti del Dipartimento Materno Infantile, è univoca, ed apprezziamo fortemente l’appoggio incondizionato e ripetutamente espresso anche della Direzione Generale e Sanitaria di questa Azienda, che da sempre si sono schierate al fianco dei professionisti. La decisione di chiudere il punto nascita di Castelnovo né Monti non deve però essere considerato un atto conclusivo, ma solo il primo passo di un percorso ancora lungo. Consapevoli delle buone ragioni della comunità montana e delle valide preoccupazioni dei cittadini, siamo convinti che adesso inizi un lavoro importante e duro, un lavoro che potrà dare risultati estremamente positivi e favorevoli, se affrontato con spirito costruttivo da parte di tutti gli attori presenti.

E’ necessario procedere con celerità all’attuazione del programma di potenziamento del percorso nascita (fatta eccezione per il parto) nel distretto di CNM e per far questo i professionisti del Dipartimento sono pronti a mettersi in gioco da subito. Insieme alla cittadinanza, ai sanitari ed agli amministratori locali dobbiamo realizzare un progetto di cure appropriato per CNM, progetto già in parte intrapreso durante il mese di sospensione, che preveda un monitoraggio adeguato delle gravidanze, l’implementazione delle attività consultoriali, degli ambulatori di fine gravidanza, formazione continua dei sanitari del PS generale, condivisioni e collegamenti in tempo reale tra tali servizi ed i punti nascita, ed infine un ambizioso programma nella fase del puerperio con visite domiciliari da parte dell’ostetrica, presa in carico precoce da parte del PlS, ambulatori pediatrici specialistici… Al tempo stesso dovremo garantire sistemazioni alberghiere confortevoli ed accoglienti per quelle gravide e le loro famiglie che necessiteranno di un invio precoce nel centro HUB. Su tutti questi aspetti garantiamo la nostra presenza, l’impegno costante e la determinazione a non lasciare soli i cittadini del nostro appennino. Il confronto con loro, con le istituzioni locali e con i sanitari di CNM dovrà essere costante e proficuo e condurrà certamente agli ambiti risultati che i reggiani meritano, coniugando una “nascita sicura” con una assistenza perinatale ottimale, ma umanizzata e confortevole. 

 

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