Gavassa insorge contro l’impianto per la produzione di biometano

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Cemento anche sull’area di Gavassa. E’ questa la prospettiva che si delinea per la frazione reggiana, da sempre “polmone verde ” della provincia, dove le istituzioni spingono per costruire un impianto per la produzione di biometano dalla lavorazione dell’umido. Una struttura che costerà circa cinquantaquattro milioni di euro, otto volte il costo stimato per la realizzazione della maxi arena Campovolo, con un consumo di suolo quattro volte maggiore rispetto al nuovo Conad di via Luxemburg, per il quale sono appena iniziati i lavori.

Ma i cittadini di Gavassa non ci stanno: riunitisi in un Comitato, si oppongono fermamente ad un’opera che è destinata inevitabilmente a modificare drasticamente il territorio reggiano. «Diverse decine di ettari di terra delle nostre pregiate campagne dovevano essere trasformati in area produttiva/industriale – denuncia a gran voce il Comitato in una conferenza stampa organizzata ieri mattina – cancellando passato e presente su cui si è sempre basata l’identità della nostra frazione. Su queste aree oggi ci troviamo di fronte all’ennesimo annuncio di un mega impianto per il trattamento della FORSU. Ancora una volta si parte dalla fine del ciclo di vita del rifiuto, in parte dovuto ad un sistema di raccolta misto e soprattutto all’affidamento del sistema al solo senso civico di ogni cittadino».

I portavoce del gruppo non usano toni leggeri per descrivere quello che accadrà al loro territorio: «Questo mega impianto è una grande opera inutile che, raccogliendo materiali scadenti, dovrà dotarsi di apparati ad alto tenore tecnologico per sopperire ad un metodo di raccolta che non funziona. I rifiuti dovrebbero provenire anche da Parma e Piacenza su camion a diesel che dovrebbero trasportare materiale altamente putrescibile per decine, se non centinaia di chilometri fino a Gavassa. Questo procedimento per produrre un pugno di biometano e molto compost di bassissimo valore agronomico, che sarebbe da collocare in una zona ad alta imprenditoria zootecnica che non necessita di ulteriore concimazione».

Quindi la critica sull’aspetto economico dell’opera: «Una spesa stimata di circa 54 milioni per occupare terreni che non sono vicini a nessun impianto idoneo a integrare questo tipo di struttura, che è troppo grande, troppo costosa e prevista nel posto sbagliato. E’ inoltre esageratamente sproporzionata rispetto alle medie di costo di fabbricati simili. Gavassa è priva di qualsiasi impianto necessario al buon funzionamento del ciclo di trattamento: depuratore e impianto di compostaggio sono elementi già presenti a Mancasale, che invece sarebbe in grado di ospitare un piccolo impianto proporzionato alle esigenze».

L’appello

In conclusione, l’appello alle autorità per un maggiore coinvolgimento dei cittadini: «Chiediamo all’amministrazione di essere anche noi parte attiva di questo progetto, è un affronto e un’offesa la speculazione che sentiamo sulla terra agricola che lavoriamo e su cui si basa l’imprenditorialità della zona. Ci sentiamo pronti a collaborare per ottenere una differenziata di altissimo livello qualitativo, che deve essere l’inesorabile paletto per poter parlare di futura impiantistica».

Gavassa è infatti la frazione più diligente nell’effettuare la raccolta differenziata porta a porta. Nonostante ciò, i cittadini della frazione non hanno mai ricevuto gli sconti promessi sulla Tari.

Di Federica Prati 

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