Cinque famiglie senz’acqua da un mese

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Cinque famiglie senz'acqua - La Voce di Reggio Emilia

Da quasi un mese cinque famiglie, anche con figli minorenni, vivono senz’acqua in una palazzina di via Dalmazia 7, di proprietà di un impresario cutrese che non intende far fronte a un grosso debito, sembra per migliaia di euro, accumulato nei confronti di Iren non da lui personalmente, ,a da inquilini precedenti.

In ogni caso il contatore è unico ed è intestato a lui. Di queste famiglie che vivono in condizioni impossibili, mentre il proprietario parla col comune attraverso un avvocato di Botricello di Cutro, tre pagano l’affitto regolarmente e sono costrette a subire la legge del taglione (il taglione dell’ac – qua, e non è una battuta) pur essendo in regola. Delle altre due, si sa che una ha lo sfratto esecutivo ma non si muove dall’abitazione in ragione dei figli piccoli. Resta il fatto che, debiti o non debiti la disponibilità dell’acqua è un diritto umano inalienabile che non può essere tolto a nessuno, a maggior ragione in un Paese come l’Italia che salva, nutre, veste e alloggia a spese dello Stato centinaia di migliaia di richiedenti asilo.

Eppure a Reggio questa ingiustizia accade, anche se in misura ancora limitata: secondo Federconsumatori, che «tiene monitorata» la dolorosa vicenda di via Dalmazia, i casi di immobili ai quali è stata tolta l’acqua per debiti non pagati si conterebbero sulle dita di una mano: tre o quattro, di cui due in via Del Chionso.

Il sindaco Vecchi ha dichiarato non molto tempo fa che «nessuno a Reggio deve vivere senz’acqua», ma purtroppo non è così: e non si tratta di pochi giorni, nè di una semplice abbassamento della pressione. «Arriva un filo d’acqua di mezzo minuto solo al mattino, che non basta nemmeno a inumidirsi la faccia. Per il resto della giornata più niente, proprio niente. Mi dica lei se si può vivere così», afferma un inquilino di quelli che pagano regolarmente e subiscono un’ingiustizia nell’ingiustizia. Ma come si riesce a sopportare un mese senz’acqua? «Per la biancheria e gli indumenti provvedo attraverso la lavanderia. Poi qualche amico mi rifornisce di bidoni d’acqua, almeno per lo scarico del bagno e per evitare odori insopportabili – aggiunge l’inquilino – A ciò aggiungiamo pure che la palazzina è in condizioni di degrado che fanno vergogna, con sporcizia e masserizie dappertutto negli spazi condominiali».

Ciò sarebbe dovuto in particolare a una famiglia, ma il fatto è che il padrone di casa – un impresario, dicevamo – ha precise responsabilità. Le fotografie che pubblichiamo in questa pagina, del resto, sono eloquenti. Gira e rigira, le cose vanno avanti così quasi da un mese: «Ci siamo fidati del padrone, che ha continuato a promettere che avrebbe risolto tutto. Invece niente. Ora è sparito dalla circolazione, e risulta che sia tornato in Calabria». La vicenda è in qualche modo seguita sia da Federconsumatori sia dai servizi sociali del Comune, ma per il momento non si muove niente e queste persone continuano a vivere senz’acqua in casa. Pare che il debito con Iren si accumuli da anni e che il padrone – titolare di un unico contratto acqua per tutta la palazzina – non intenda farvi fronte. E Iren, anzichè costringere il proprietario a pagare (ad esempio ipotecando lo stabile), affligge gli inquilini che invece hanno pagato.

Una situazione paradossale e, comunque la si veda, di un’ingiustizia intollerabile. In giugno Iren aveva chiuso e piombato il contatore, ma qualcuno aveva tolto i sigilli per ripristinare illegalmente la fornitura. Un mese fa, i tecnici sono tornati e hanno tagliato testa al toro, portando via il contatore e mettendo un bel tappo al tubo. «Ci siamo rivolti alla polizia, ma hanno detto che non possono farci niente, idem i vigili urbani. Cosa dobbiamo fare?». Del problema, dicevamo, ora si occupano i servizi sociali: ma in queste condizioni, quali che siano le responsabilità, le famiglie non possono andare avanti così.

di Pierluigi Ghiggini 

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