Economia

Crac Unieco: i revisori avevano previsto tutto. Drammatiche accuse in un verbale

di Pierluigi Ghiggini
5/4/2017 – «Nonostante i risultati economici fortemente negativi degli ultimi esercizi non risultano presi seri e concreti provvedimenti verso la Direzione. E’ mancato un effettivo controllo e la possibilità di orientare l’azione della dirigenza e della cooperativa nel suo complesso, ravvisando di fatto una forte delega ai vertici aziendali, e non si ravvisa un’azione di verifica e di controllo».
Non solo: «L’attuale gestione ha portato alla costituzione o all’adesione nel tempo a ben 234 società, che può ritenersi di fatto una situazione ingestibile».
E ancora: «L’invenduto immobiliare del Gruppo Unieco è molto pesante, la produzione si sta stabilizzando da una potenzialità  di circa 650 a 200/250 milioni. Si registrano margini lordi sempre più contenuti e una struttura aziendale che appare sovradimensionata rispetto alle attuali concrete esigenze».

Unieco: Mauro Casoli durante la conferenza stampa di commiato

Unieco: Mauro Casoli durante la conferenza stampa di commiato

Queste frasi non sono frutto dei vaticini di qualche irriducibile avversario del sistema cooperativo: sono invece contenute nel verbale conclusivo di una ispezione ai piani alti della cooperativa Unieco, ordinata da Legacoop Reggio in base ai poteri di vigilanza, e realizzata tra il 5 dicembre 2014 e il 9 febbraio 2015.
Contro le conclusioni firmate dai revisori Giuliano Mancin e Paola Salsi, aveva presentato le proprie controdeduzioni il vecchio cda guidato da Mauro Casoli, il presidente storico e che solo qualche mese più tardi sarà mandato a casa dalla rivolta della base dei soci contro il progetto di fusione con Coopsette.
Alla luce dei fatti di oggi, Salsi e Mancin avevano ragione: la loro analisi si è dimostrata non solo centrata, ma profetica.
Drammatici i loro giudizi sullo stato comatoso di Unieco, ma centrati. Nel loro rapporto c’era una diagnosi lucida dei guai irrisolvibili dell’azienda che era stata il simbolo di una malintesa modernità cooperativa. A conferma che l’ultimo cda di Cinzia Viani, che ha avuto l’amaro compito di stilare il referto di morte di Unieco, si era fatto carico di una situazione già irrecuperabile due anni fa.

GESTIONE VERTICISTICA
Il rapporto dei revisori denunciava in primo luogo la gestione verticistica che ha di fatto tenuto distanti i soci.
– «Una struttura basata sulla persona dell’attuale Presidente a capo di una Direzione strategica e Operativa, mentre mancano le figure del Vice-Presidente e del Direttore Generale;
– la direzione Strategica/Operativa non appare in grado di avere una piena visione aziendale;
– il Consiglio di amministrazione, composto da soci-dipendenti, dalla lettura dei verbali del Cda non risulta essere organo di stimolo, controllo e spinta all’ammodernamento. Non risulta ai revisori essere fatta un’adeguata formazione ai componenti del Cda per accrescerne la cultura imprenditoriale e l’autonomia;
– l’attuale gestione ha portato alla costituzione o all’adesione nel tempo a ben 234 società, che può ritenersi di fatto una situazione ingestibile: occorrerebbe di fatto una pletora di dipendenti con alte professionalità amministrativo/fiscale/legale e fabbisogni finanziari adeguati».

L'ultima assemblea della storia di Unieco

L’ultima assemblea della storia di Unieco

A conferma di ciò, continuano i revisori «si rileva purtroppo che dal 2012 a oggi molte di esse sono fallite o le partecipazioni in esse sono state svalutate, con conseguenze perdita di gran parte del patrimonio netto della cooperativa, mettendo la capogruppo in forte difficoltà anche nella prospettiva delle continuità aziendale».

GATTOPARDO IN VIA RUINI

Dopo aver rilevato l’imponente invenduto immobiliare di Unieco e il sovradimensionamento della struttura aziendale, i revisori denunciavano  la mancanza di segnali di discontinuità  col passato, nonostante fosse in atto la procedura di ristrutturazione: al punto che «è stata accantonata la direzione Strategica attiva fino ad allora, per dare vita alla Direzione operativa composta dalle stesse persone con l’allargamento delle deleghe anche a sottoposti dei dirigenti».

UN PATRIMONIO PERDUTO
L’allarme più grave  riguardava l’estinzione del patrimonio netto, che dai 281 milioni del 2011 si era ridotto ai 144 del 2013 «con la previsione di un’ulteriore perdita 2014 di circa 70 milioni». Il patrimonio netto (e sono parole scritte ai primi del febbraio  2015) «così risulterà ridotto a 74 milioni» ritenuto dai revisori «esiguo e fortemente a rischio per il 2015». In tre anni la cooperativa Unieco «ha bruciato il 74% del patrimonio netto, comprensivo del capitale sociale, faticosamente accumulato coi sacrifici dei soci delle precedenti generazioni in 110 anni di attività».

unieco
Il rapporto individuava la causa principale del dissesto societario «dalla gestione delle 234 società tra controllate e partecipate, probabilmente sfuggite al controllo del Management: le stesse hanno causato la maggior parte delle perdite 2012/2013».
A ciò si aggiungeva «uno scollamento tra la testa formata dal management e dalla governance rispetto alla base sociale».

La sede Unieco

La sede Unieco

Il rapporto concludeva chiedendo «una profonda ristrutturazione all’interno di Unieco cooperativa in tempi strettissimi,  partendo dai vertici aziendali» per poter salvare «se non tutta almeno la parte di Unieco più efficiente e apprezzata dal mercato». Ma ormai era troppo tardi.

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