Spettacoli & Cultura

A tu per tu con Paolo Cantù : guiderà “I Teatri”

Il lavoro non lo spaventa, parole sue, e sappiamo che ne avrà moltissimo da qui ai prossimi mesi e anni. Ama giocare di squadra, perciò è distante dal concetto di ‘One man band’ in auge in tanti settori della cultura di matrice anglosassone, e le sue passioni forti sono … lo svelerà lui, in corso di intervista.
Incontriamo Paolo Cantù all’indomani della fresca nomina a direttore generale dei Teatri.  (leggi qui)
Incarico per il quale lascia ‘Piemonte dal Vivo’, di cui era direttore dal 2015.
Allora, come si sente dopo l’annuncio? Quando ha saputo della decisione del CdA come ha reagito?
Sono elettrizzato e un po’ emozionato. I Teatri sono stati un punto di riferimento in questi anni per me, quindi sono molto contento della delibera del consiglio di amministrazione e delle parole del sindaco Vecchi, col quale abbiamo avuto delle interlocuzioni e belle sensazioni reciproche. Abbiamo immaginato insieme che il mio percorso professionale fosse giusto e adeguato a questa prova, perciò eccomi.
Ovviamente sono consapevole delle aspettative della città. Arrivo in un’istituzione che è ben strutturata e ben diretta, devo sostituire una figura di altissimo profilo intellettuale e occuparmi di programmazione. Ci sono tutte le condizioni giuste per partire al meglio.
Lei va ad accorpare due figure essenziali in una fondazione: quella di d.g. e di direttore artistico. Sono due agende diverse ma che nel suo caso si compenetrano. In che modo pensa di riuscire ad armonizzarle, diciamo?
Il percorso che mi ha portato qui è stato dettato dal mio profilo e condiviso col cda. Diciamo che non è una novità per questo tipo di strutture in Italia, la direzione ormai  è questa, cioè una figura che vada a ricoprire entrambi i ruoli. Questo faremo, ma non agirò da solo. Non sono un uomo solo al comando, ma  parto sempre da un incontro e ragionamento con persone intorno a me. Come ho sempre fatto, cercherò di dimostrare sul campo la fiducia che è stata accordatami. Partiamo dal lavoro, che non mi spaventa. E’ l’ultima cosa che mi spaventa. Nel rispetto del ruolo di tutti, vorrei arrivare a delle decisioni e prendere delle scelte.
Non voglio né prevaricare né farmi prevaricare dalla situazione.
Può già dirci le sue prime mosse da direttore quali saranno?
Parto sempre dal presupposto che i pensieri non vadano calati dall’alto. Partiamo dalla cosapevolezza dell’istituzione nella quale lavoriamo, che dev’essere ben inserita sul posizionamento cittadino e territoriale. Abbiamo tanti teatri di tradizione, regionali, territoriali, cittadini, nazionali e internazionali che fanno parte del quadro complessivo in cui calare questa importante realtà. Partirò dal conoscere com’è formata questa struttura e le sue grandi potenzialità.
Il mio mandato partirà dal primo gennaio, ma già domani comincerò a lavorare. Abbiamo come punto di riferimento non solo il triennio della mia carica, ma anche un progetto sulla grande lunghezza.
Al momento è prematuro aggiungere altro…
Dal punto di vista delle scelte personali, ci sono vari punti di cui tenere conto. Sono una persona che funziona nella logica della costruzione di una rete, nelle relazioni.
Una delle sfide che mi sono posto quando ero in Piemonte era l’engagement, cioè il coinvolgimento dei giovani come si dice oggi. E penso che tutti dobbiamo lavorare per costruire un rapporto con le istituzioni in generale. Mi interessa molto quell’aspetto: immaginare un futuro per il nostro settore e, se  mi permette, per il Paese.
Pendolare o si trasferisce?
Prendo casa a Reggio. Ho una simpatica situazione famigliare da gestire, per cui una parte di famiglia sta a Milano. Quando ero in Piemonte avevo una casa di appoggio, quindi cerco casa! Faccia un appello per la ricerca di una casa. Che sia carina, un po’ accogliente (sorride). Non ho eccessive pretese, ma insomma…
Come trova Reggio?
La città mi sembra piacevole, gli emiliani sono persone simpatiche. Poi sono un appassionato di cibo, perciò credo mi troverò bene. Anche se tra Emilia e Piemonte è una bella lotta…
Lo scorso anno i Teatri hanno chiuso con un utile di 5000 euro. Giusto che un’azienda pubblica ci guadagni o magari deve abbassare i prezzi?
L’utile di 5000 euro mi pare si trasformi presto in un pareggio di bilancio. Non essendo patrimoniale, non è così indicativo. Il valore di una fondazione che chiude con 5000 euro a me rassicura molto. Significa che il direttore ha lavorato bene, no? Io ritengo assolutamente fondamentale che chiunque diriga una struttura debba avere sempre ben presente che sta utilizzando fondi pubblici. Di conseguenza che l’utilizzo della funzione pubblica debba essere oculato. So quanto costano questi enti, essendo stato ‘dentro’. Le cito un esempio.
Prego
Mia figlia si è appassionata a una squadra di calcio che non dico, perché rischio di fare qualche gaffe subito (ride)… Allora sono andato a curiosare i prezzi dello Juventus stadium e mi è venuta una sincope. Il biglietto costava in una tribuna qualsiasi un 90 euro, e 60 circa un ridotto. Ecco, secondo me il valore aggiunto della cultura è diverso rispetto a quello del calcio. I riferimenti sono questi. Il discorso è simile per i grandi concerti.
La qualità va pagata al giusto prezzo. Le priorità sono tenere in ordine i conti e offrire della qualità al pubblico che viene.
In parte ha già risposto, ma lo stato di salute dei Teatri lo conosce già? Che cosa ne pensa del lavoro dei suoi predecessori?
Ho grande stima per Gherpelli. Gli chiederò di fare un percorso insieme a me.
Il suo cv è di indubbio pregio e lei è giovane. In Italia vista la media è un bel biglietto da visita…
Mi viene in mente quando andiamo in giro per il mondo e ho occasione di mettere a frutto le competenze che ho acquisito in questi anni.
Ebbene, mi trovo sempre a dialogare con persone più giovani, che occupano la medesima posizione, così penso: speriamo in Italia di non doverci stupire più di questa cosa.
Vorrei aggiungere una cosa.
Dica.
Tornare a lavorare direttamente in un teatro, e so che cosa significa, e per giunta per una fondazione importante è un qualcosa che mi dà tanto e mi stimola molto. E’ fra le cose che mi sono mancate dirigendo un circuito.
Qui c’è un ente di eccellenza, un sistema di tre teatri che per tipologia, dimensione, portata e bellezza mi affascina.
Nominerà un consulente musicale. Possiamo prevedere le tempistiche?
Abbiamo immaginato un percorso, ma non saranno tempi lunghi. Avverrà nei prossimi mesi.
Come ama passare il suo tempo libero? (ne prevediamo poco, visti gli impegni)
Lo dedico soprattutto alle mie figlie e alla mia famiglia. Ho due passioni, la montagna e l’enogastronomia. Mi diverte molto. Contrariamente al calcio, vino e cibo mi appassionano.
di Lara Ferrari 
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